Francesco vi invita a leggere le sue storie con i cavalli
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Helios, flagello dei bracconieri
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I selvaggi cavalli di Esperia |
Alba del 1 agosto 2005
Mi sveglio prima del solito, fuori è ancora buio ma già una linea di luce compare da oriente. Riempio di corde, longe e capezze il mio zaino di cuoio, indosso stivali, chaps, cappello e guanti.
Oggi è un giorno importante, l’inizio di un’avventura che mi darà tanto e mi insegnerà tante cose. Vado dai miei cavalli, saluto Pioggia la mia puledra che è già una leader nel suo branco e che in futuro sarà la mia assistente nei corsi sul comportamento del cavallo. Lei mi guarda andar via, oggi non resterò qui con loro.
Oggi la mia destinazione è ai Pratoni del Vivaro, tra i folti boschi dei castelli romani. Lì mi aspetta un gruppo di persone con cui condividerò giornate ricche di emozioni ed intense di lavoro. Sono stato coinvolto dal prof. Claudio Sighieri e dal suo gruppo di ricerca dell’Università di Pisa, in qualità di trainer etologo, in un progetto di ricerca il cui scopo è testare gli effetti sui cavalli di una doma etologica rispetto ad una doma tradizionale.
I cavalli scelti sono i selvaggi cavalli d’Esperia, piccoli ma selvatici cavallini che vivono sugli altopiani delle montagne tra Lazio e Abruzzo. L’intento è anche quello di valorizzare questa razza di cavallini per promuoverla presso pony club e privati.
In collaborazione con Leonardo Petri, altro trainer empatico, il mio compito è di domare sei di questi cavalli con un metodo di doma etologica, mentre altri sei cavalli seguiranno le procedure di una doma classica svolta in box da trainers tradizionali.
E’ la prima volta che incontro questi animali abituati a vivere tra le montagne, che temono davvero l’uomo e dividono il loro territorio con lupi e cani rinselvatichiti.
Sono piccoli e proporzionati cavalli dallo sguardo vigile e attento, gli occhi scuri e brillanti come il loro nero e lucido mantello, gli zoccoli pareggiati direttamente da un grande maniscalco, la natura.
Entro nel tondino, controllo che tutto sia in ordine e marco il mio territorio. Per un trainer è sempre importante entrare nell’aula prima dell’ingresso del suo allievo, verificarne la sicurezza e prendere confidenza con la sabbia e la terra che calpesterà.
Io e Leonardo entriamo nel branco e con un uso accurato della pressione spingiamo un primo esemplare nel tondino. Si tratta di una femmina, così come tutti i dodici cavalli, dodici femmine.
Inizio ad incrementare la mia pressione, guardandola negli occhi e la spingo in avanti.
Lei come un animale selvatico scatta con una velocità da far rabbrividire. Mi rendo subito conto di trovarmi davanti a cavalli molto diversi da quelli a cui sono abituato.
Questi sono cavalli veri, ribelli, diffidenti, indomiti. Molto diversi dai cavalli abituati a vivere a fianco dell’uomo.
Devo cambiare strategia, un vero trainer deve essere flessibile nell’applicazione di una tecnica.
Ogni cavallo è diverso dall’altro e questi sono davvero diversi da tutti.
Riduco la pressione, la cavalla rallenta e si ferma attaccata alla staccionata del tondino, tesa come una corda di violino. In questo momento non mi interessa associarla, avrebbe un effetto negativo questo approccio.
Richiamo in me la pressione ed incremento la mia passività, la mia calma. Devo lavorare sull’avvicinamento più che sull’associazione.
Il mio sguardo è basso, mi avvicino lentamente, la cavalla mi guarda, io mi fermo per gratificarla dell’attenzione che mi ha dato, avanzo e mi ritraggo.
Questo è solo l’inizio di una mitica e indimenticabile avventura.
Tramonto del 20 agosto 2005
Io, Leonardo ed il gruppo di ricercatori dell’Università di Pisa siamo veramente stremati, sono stati venti giorni di duro lavoro, ma ora le sei cavalle sono tutte domate, senza traumi e senza stress. Alcune sono state più difficili di altre, ma tutte hanno assorbito la nostra concentrazione mentale ed energia fisica.
Sono state loro a dirmi ed insegnarmi giorno dopo giorno come riuscire con successo nell’avvicinamento, nella desensibilizzazione, nell’associazione e nell’ammansimento.
Ora tutte portano la capezza, l’imboccatura, la sella, si fanno pulire e danno i piedi tranquillamente. Escono fuori dal tondino senza problemi.
Camminano rispettose e confidenti dietro di noi. Restano ferme con la longia appoggiata alla staccionata mentre apriamo e chiudiamo i recinti, in attesa di un nostro invito a proseguire.
Le altre sei cavalle domate in box attraverso un’accettazione passiva e forzata dell’uomo non esprimono la stessa tranquillità, sono rimaste diffidenti e paurose, scattano in avanti o indietreggiano se portate alla longia, i loro occhi parlano chiaro, la loro agitazione dice tutto.
Tutto è stato giocato sul fronte della calma e della progressione lenta e graduale ma inesorabile, questo ha portato ad un incredibile successo. I dati dei test e dei parametri vitali sono in via di elaborazione e saranno presto pubblicati, ma io sono già contento del successo avuto e dell’obiettivo raggiunto senza l’uso della forza.
Le Esperia mi hanno dato tanto ed io ho tanto appreso. La speranza e la certezza è che queste esperienze scientificamente condotte e riproducibili permettano sempre più di sostituire obsoleti approcci di training, con un training più etico e consapevole.
Domani 21 agosto 2005 compirò quarant’anni, un bel modo di finire un’entusiasmante stagione e di cominciarne un’altra ancora più entusiasmante.
Fine
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Helios, Flagello dei bracconieri |
Nel
periodo in cui ho conosciuto Helios, lavoravo sulle sponde del
Tirreno inferiore, in quella terra che era stata denominata Magna
Grecia e che ancora conserva le vestigia della cultura ellenica.
Lo
scenario di questa storia è rappresentato da un litorale di sabbia
bianca protetto da scure pinete, spesso violentate dall’uomo, e
quello stesso uomo tormentava l’esistenza di altre rare forme
viventi. Le marzaiole sono piccole anatre, che in primavera migrano
dalle terre d’Africa, fino ai territori del Nord Europa per
nidificare e riprodursi. Le loro ali sfiorano le acque lungo la
costa tirrenica mentre risalgono il Tirreno verso nord. Ad
attenderle sulle bianche coste prospicienti i templi greci di
Paestum, vi erano centinaia di uomini. Non erano certo lì per
osservarle e ammirarle, ma solo per farne strage. A quei tempi
Helios era il nome di uno stallone baio trottatore, i proprietari me
lo avevano affidato per fargli fare un po’ di terapia nell’acqua
bassa del mare. Lunghe passeggiate si alternavano a momenti di
riposo, mentre il mare massaggiava i tendini di Helios. Le albe
erano spettacoli indescrivibili, ma sulle spiagge ritrovavamo strani
fossi scavati nella sabbia. Certamente era opera dell’uomo, ma non
ne comprendevo ancora il significato. Un giorno decisi di portare
Helios al tramonto lungo il litorale. Uno strano via vai di auto ed
uomini, rendeva fastidioso l’arrivo alla spiaggia. Helios era
nervoso e le sue narici soffiavano forte. Sulla spiaggia c’era una
strana atmosfera, in quelle inspiegabili fosse erano nascosti uomini
con fucili in mano. Nell’acqua bassa galleggiavano anatre finte.
Ora tutto mi era chiaro, quegli uomini erano cacciatori, o meglio,
bracconieri, visto che la stagione di caccia era chiusa. Le anatre
finte non erano altro che richiami per le marzaiole e le fosse erano
veri e propri bunker dai quali i bracconieri erano pronti a sparare.
Helios era teso come una corda di violino, quei tramonti erano ben
diversi dalle solitarie e silenziose albe passate a camminare
nell’acqua bassa. Guardando la linea dell’orizzonte verso sud,
vedevo gruppi di marzaiole avvicinarsi verso la riva, attratte dal
profilo delle anatre finte. Preso dalla rabbia e dall’impeto della
mia giovane età, strinsi le gambe e lanciai Helios al galoppo lungo
la spiaggia. Le anatre avvistarono quello strano movimento sulla
spiaggia e prudentemente si allontanarono verso il largo. Intanto
con Helios continuavo a pattugliare la spiaggia. I bracconieri
inferociti tentavano di spaventare Helios, sparando in aria, ma lui
restava immobile come una statua, pronto a ricevere i miei comandi.
Da quel giorno le passeggiate con Helios trascorrevano facendo
azioni di disturbo ai bracconieri. Fortunatamente, l’anno dopo ed
anche i successivi, la Capitaneria di Porto e la Guardia di Finanza,
posero fine a quella criminale attività.
Nei miei ricordi resterà sempre la fierezza ed il coraggio di Helios.
Fine
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Morello, Compagno nella notte |
Le notti d’estate erano davvero magiche sull’altopiano tra Liguria e Piemonte, ed io appena ventenne mi godevo una vita fatta di cavalli ed escursioni tra i boschi. Era l’Altopiano delle Mànie, una terra dallo strano nome che non dimenticherò, li lavoravo come guida presso un centro di turismo equestre, in questo modo contribuivo a sostenermi durante gli studi universitari di etologia che svolgevo a Parma.
La mia stanza affacciava sui paddock dei cavalli e la notte li sentivo respirare, quel profondo respiro riecheggiava nei miei sogni. Morello era un mezzosangue di circa dieci anni.
Ricordo quando ero andato a vederlo la prima volta, era legato in una posta con altri cavalli. Grossi pali di castagno li confinavano lateralmente, comunicazione inesistente, i loro sguardi erano persi chissà dove. Il precedente proprietario mi riferì del carattere particolarmente difficile di Morello, un testardo diceva, non ci si poteva fidare di quel cavallaccio nero diceva. Io sono sempre stato scettico sul giudizio umano riguardo il comportamento animale, permeato di paure preconcette ed erronee convinzioni. Ho sempre cercato di guardare oltre, tentando di comprendere il perché di determinati comportamenti degli animali.
Passavo molto tempo con Morello, mi aveva colpito la sua mite fierezza anche se oscurata dalla diffidenza per l’uomo. I primi tempi trascorrevo molto tempo con lui nel paddock, senza fare assolutamente niente, l’osservavo mentre pascolava insieme agli altri cavalli.
Poi lunghe passeggiate a piedi tra i boschi, senza montarlo, per il solo piacere di condividere l’esplorazione di nuovi sentieri e nuovi paesaggi da ammirare. Morello iniziava a rilassarsi ed a diventare più confidente nei miei confronti. Vivendo insieme con me piccole o grandi avventure, Morello entrava sempre più in sintonia con l’uomo. Poi giunse il momento di montarlo e diventarono innumerevoli le escursioni che guidammo insieme.
Morello dal passo sicuro, fiero e coraggioso, tranquillo ma determinato. Quando arrivavano le notti di luna piena, lui mi aspettava nel paddock e con un basso nitrito mi salutava, pronto per una lunga passeggiata solitaria tra i boschi resi argentei dalla luce della luna .
Qualche mese fa, Morello ha fatto la sua ultima passeggiata, verso azzurri pascoli, il mio spirito lo ha guidato.
Fine
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