CONOSCERE GLI ANIMALI

- l'ansia -

testo di Francesco De Giorgio

 

Si può definire l’ansia come un sentimento soggettivo di aumentata tensione o di disagio che deriva dall’anticipazione di un pericolo, grave ed imprecisato. In poche parole “paura senza oggetto”, cioè senza un contenuto specifico. L’ansia prefigura un danno e risulta quindi orientata verso il futuro.

 

L’ansia si differenzia dalla paura in quanto quest’ultima insorge quando il pericolo è presente e reale ed è quindi una reazione ad una situazione oggettivamente pericolosa. L’ansia è invece un fenomeno “anticipatorio”, cioè anticipa un evento potenzialmente pericoloso che potrebbe verificarsi, oppure no.

 

L’ansia fisiologica incentiva l’azione, l’ansia patologica inibisce l’azione.

L’ansia fisiologica è un meccanismo di difesa, una “reazione d’allarme” di cui si è dotati per affrontare con la dovuta lucidità e determinazione le contrarietà, i pericoli ed i problemi che si presentano nel corso dell’esistenza. Quando però la reazione è sproporzionata in intensità e durata, l’ansia perde la sua finalità positiva e diventa patologica.

Stabilito quindi che esiste un’ansia “normale”, risulta difficile tracciare una linea di demarcazione che la separi da quella “patologica”.

 

La guida migliore per una corretta valutazione tra lo stato fisiologico e patologico resta ancora il “Modello di Yerkes-Dodson”, che stabilisce una corrispondenza inversa tra il livello d’ansia e la performance del soggetto.

 

Aumentando il livello d’ansia aumenta la capacità di portare a termine il compito richiesto, sino ad arrivare però ad un livello medio d’ansia che corrisponde ad un comportamento ottimale al di là del quale ogni ulteriore incremento dell’ansia porta ad un peggioramento della performance.

L’ansia quindi, quando resta nei limiti della norma, ha degli effetti benefici sul comportamento, poiché attiva la vigilanza e l’attenzione e stimola l’iniziativa mantenendo elevati livelli prestazionali.

Quando lo stato d’ansia porta ad uno scadimento delle funzioni ad esso associate (scarsa performance), si può parlare di ansia “patologica”.

 

Molto utili nel trattamento degli stati ansiosi si sono rivelati diversi tipi di approcci comportamentali.

Guidare il soggetto ansioso a rilassarsi può essere utile per ridurre lo stato cronico di ansia generalizzata e per insegnare a controllare la sua ansia latente quando posto dinanzi ad una situazione temuta.

Lo scopo finale è l’apprendimento alla riduzione della risposta psicofisiologica d’ansia, di controbilanciare la risposta di stress e di favorire l’autocontrollo emotivo.

 

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