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NATURAL HORSE TRAINERS - Uomini che hanno permesso una migliore comunicazione con i cavalli - testo di Francesco De Giorgio |
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Tom Dorrance, Ray Hunt, Buck Brannaman, Mark Rashid, John Lyons, Pat Parelli e non ultimo Monty Roberts sono alcuni dei nomi più noti di trainers che hanno cambiato l'approccio al cavallo, favorendo un metodo più naturale e incruento di educazione e comunicazione.
Anche se ad un'osservazione superficiale, i metodi utilizzati da questi uomini sembrano più o meno differire l'uno dall'altro, in realtà la base è la stessa e non potrebbe essere diversamente. Infatti, i meccanismi di apprendimento negli animali hanno le stesse basi biologiche. Tutto si basa su condizionamento classico, operante, sensibilizzazione e desensibilizzazione. Oltre a questo è necessario tener conto della biologia, dell'ecologia e dell'etogramma naturale delle diverse specie con le quali vogliamo entrare in comunicazione. Ad onore di questi uomini bisogna dire che hanno avuto la capacità di utilizzare conoscenze pratiche e teoriche, che hanno messo in discussione i vecchi metodi tradizionali basati sulla sopraffazione dell'animale.
Ai nostri giorni va molto di moda il termine "doma dolce" o "doma dei sentimenti", in realtà non c'è nulla di tutto questo, sarebbe molto più auspicabile a mio parere utilizzare il termine "ammansimento naturale". I detrattori di questi metodi dicono che non funzionano sempre, in realtà ad una prima impressione i metodi tradizionali sembrano avere sicuri e rapidi risultati, ma questo non corrisponde alla realtà, inoltre viene compressa la fiducia che l'animale può avere nei confronti dell'uomo.
Certo è che i moderni metodi naturali necessitano di grande competenza, sensibilità, cultura, capacità di ascolto e osservazione, coerenza e pazienza, ma ripagano molto di più in termini di raggiungimento della collaborazione con gli animali. Convincere e non costringere è la filosofia di base di questi metodi. Mark Rashid parla di ricercare la "passive leadership" o "leadership benevola" intesa come ricerca di una "vera posizione autorevole" basata sulla calma, la tranquillità e la determinazione, senza l'uso gratuito della violenza. Una leadership tesa a mantenere la coesione del branco.
Monty Roberts inoltre afferma che un nostro atteggiamento teso, nervoso, irritabile, non è l'ideale nel rapportarsi con il cavallo. Infatti, livelli adrenalinici elevati mettono in allarme il cavallo, ancor di più in quanto preda, e non permettono una corretta interazione. Oltre a questi concetti di leadership, bisogna anche essere in grado di guidare il cavallo nella scelta del comportamento che desideriamo insegnargli. Si tratta di trovare il giusto modo per rinforzare positivamente il corretto eseguimento di un determinato esercizio.
Tom Dorrance, uno dei migliori, era solito dire che quando osservava la maggior parte dei cavalieri, osservava anche che i loro cavalli spesso esprimevano il tentativo di evitare qualcosa, oppure eseguivano in modo forzato quello che il cavaliere chiedeva loro. Questi comportamenti entrano a far parte dell'istinto di conservazione del cavallo che in quei momenti prende fortemente piede. Un vero trainer dovrebbe sempre tener conto dei molti fattori e delle diverse variabili che fanno capo al forte istinto di conservazione del cavallo e che influenzano la nostra interazione e comunicazione con questi splendidi animali.
Spesso trainers, cavalieri e gli esseri umani in generale, pensano egoisticamente solo al loro punto di vista, al contrario si può ottenere molto di più se noi invertiamo la situazione, facendo nostro il punto di vista del cavallo. Durante i miei corsi spesso mi viene anche obiettato "ma per attuare questi metodi ci vuole del tempo che spesso non si ha", io rispondo che spesso ciò che sembra lento in realtà è veloce, mentre tutto cio' che si fa con la fretta non fa altro che rallentare ancor di più i tempi di comunicazione ed educazione del cavallo.
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